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Bullismo
Relazione Panero PDF Stampa E-mail
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Martedì 26 Aprile 2011 12:01

Relazione della dott.ssa  DANIELA   PANERO nell’ ambito del’iniziativa “Star bene insieme si può - Come prevenire relazioni difficili,prevaricazioni, bullismo ……”.

La dott.ssa Panero ha tenuto gli incontri relativi ai seguenti temi:

 

Branchi, gruppi, sciami?
Lo stare insieme oggi dei ragazzi: fascini e rischi

 

Quando a scuola “ci si può far male”
Le relazioni difficili e le strategie di superamento delle prevaricazioni, del bullismo, dell’isolamento

 

Nella società “liquida” descritta bene da Zygmunt Bauman (vedi “Vita liquida”, “Amore Liquido”, “Vite di corsa”, tre testi del citato autore) è difficile oggi trovare gruppi (giovanili e non solo) perché – a differenza di un tempo –si osservano più aggregazioni a sciame, velocemente diffuse dietro  il “Fuco” e  l’”Ape Regina” del momento.

Tra veline e velone, tronisti e corteggiatrici, contatti su face book e rapporti “tutto subito” , è difficile districarsi – per i giovani- nella giungla delle relazioni, alla ricerca di qualcosa che valga.

L’impressione di essere tutti nella casa del Grande Fratello, dove si sta insieme forse non per crescere, condiziona pesantemente questo vivere “moderno” un po’ superficiale e volgare, pettegolo e velocizzato, dove non c’è tempo di fermarsi in gruppo e ..confrontarsi.

Umberto Galimberti sostiene che in ogni giovane alberga un ospite inquietante, il nulla,… quello che ci fa vedere le cose brutte senza valore, senza progettualità, senza senso. Vasco è a contarcela la ricerca di un senso..se questo c’è davvero..

Sempre Galimberti osserva come si facciano breccia nei nostri giovani i nuovi sette vizi capitali: sesso mania, spudoratezza,consumismo,conformismo, diniego, vuoto, sociopatia.

Difficile allora immaginarci i giovani in gruppo … in questo mondo che noi adulti abbiamo regalato loro!

Che fare? Arrendersi? MAI!

La logica del bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno, se in realtà contiene per metà liquido ci sprona forse all’ottimismo pragmatico di prendere il bicchiere e bere ciò che contiene. Partiamo dai giovani per ciò che sono e proviamo a crescere con loro.

I 10 comandamenti di don Mazzi  per preadolescenti e adolescenti:

1.       Cercatevi amici, coetanei, veri, impegnati,limpidi. Evitate i bulli, i doppiogiochisti, i cicciobelli, i violenti;

2.       Difendetevi dalle infinite trappole dei computer, dei telefonini, di face book;

3.       Confidatevi con i genitori. Non tenetevi segreti più pesanti di voi;

4.       Affrontate prima dei 18 anni, una grande avventura, solidale, faticosa, tra i poveri del mondo (ognuno di voi è un piccolo Cristoforo Colombo);

5.       Imparate a suonare uno strumento:C’è una chitarra nel vostro DNA che aspetta di essere pizzicata;

6.       Esercitate uno sport che sia disciplina per il corpo e armonia per lo spirito;

7.       Nel tempo libero frequentate assiduamente un’associazione di volontariato;

8.       Divertitevi con senso, evitando sballi e trasgressioni idiote;

9.       Alla vostra età è importante scoprire la dimensione spirituale;

10.   Siate felici di essere minoranza. Sono sempre state le minoranze a cambiare il mondo.

11.   Che ne dite? Ci sono dei valori  in queste affermazioni!

 

Occorre ri- partire dalle relazioni, quelle vere, autentiche, che fondono le identificazioni e le identità.

Relazioni con i genitori, con la famiglia, con i parenti, con i coetanei, con la scuola, con l’extrascuola.

Relazioni coerenti, che contengono con  un “filo rosso”  questi ingredienti basilari : il rispetto, la fiducia, il non giudizio, la condivisione, la pazienza, l’accettare le diversità, la mediazione dei conflitti.

Chi insegna ciò ai giovani?

Gli adulti! Ecco perché genitori e docenti sono i primi a dover essere messi in discussione (da essi stessi)  e decidere cambiamenti relazionali, se necessari.

 

 

"Allora forse gli adulti devono imparare ad ascoltare. E quando dico “adulti”, non mi riferisco soltanto ai genitori, ma anche agli insegnanti, perché questi problemi comunicativi ci sono anche in ogni ordine di scuola, ovviamente con le dovute differenze. Sono stato anche un docente e ho vissuto l’incomunicabilità di questi alunni, la famosa “scena muta”, i silenzi di chi siede sempre all’ultimo banco, l’emarginazione degli imbranati, gli alunni dispersi, i bulli, i docenti impotenti, i consigli di classe in cui si parla solo di voti e di medie, i bocciati e i ritirati, i genitori in lacrime. Da questo bisogno di dare parola a loro, ai nostri figli e ai nostri alunni, è nata l’esperienza dei centri d’ascolto a scuola, un posto dove i ragazzi possono parlare ed essere ascoltati, al di fuori della loro famiglia. " (Dalla prefazione del libro di Saverio Abruzzese   'Un posto per parlare. L'ascolto a scuola’- Molfetta (BA), La Meridiana, 2006 ).

 

Eh sì, spesso la scuola può far male: spesso involontariamente, altre volte consapevolmente ma credendo di fare bene.

E se la scuola fa male, si sta male tutti: docenti, alunni, famiglia, extrascuola.

La scuola fa male quando:

si usano le parole come spade e non  per comunicare;

si giudica invece di valutare;

si mettono in atto pregiudizi invece che ascolto;

si usano i cognomi invece dei nomi, cioè si spersonalizzano i rapporti;

ci si illude che le classi, come insieme di studenti, siano un gruppo;

ci si preoccupa più del programma che dell’approfondimento e della cultura;

si danno comandi e non regole;

si esercita potere/potere e non potere/servizio, quale è l’in-segnare, cioè lasciare segni;

si stimolala competizione conflittuale invece che la condivisione;

si considerano i giovani degli Alieni problematici, invece che esponenti della Net Generation, da conoscere ed apprezzare.

Le stesse cose possono succedere in famiglia ..anche questo può far male.

Quando alle regole anteponiamo solo le sanzioni,, quando ai diritti anteponiamo solo e sempre i doveri, quando lo stesso quotidiano caratterizza la vita, quando non c’è spazio per i sogni, ma solo per le aspettative che devono realizzarsi ..  per forza!

Nelle nostre famiglie sempre piè atomizzate e blindate occorre lasciare entrare aria nuova, aria di condivisione, di grinta, di “no”quando vanno detti e di “si” quando promuovano veri cambiamenti.

Occorre avere passione per i giovani, dimostrare – come adulti- che crediamo nella partecipazione e nell’impegno.

Sennò non ci saranno veri gruppi e poi per che cosa?

La disaffeziona alla cittadinanza attiva e alla politica non è un problema certamente per i giovani , è l’eredità che stiamo lasciando loro!

Tocca al mondo adulto rimediare con credibilità.

E’ faticoso frequentare e lavorare con i bambini e ragazzi! Avete ragione!Poi però aggiungete. E’ faticoso perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, chinarsi, curvarsi , farsi piccoli!

Ora su ciò avete torto! Non è questo che stanca ! E’ piuttosto il fatto di essere obbligati ad INNALZARSSI, fino all’altezza dei loro pensieri e dei loro sentimenti , tirarsi su,allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi per raggiungerli, per caprili davvero,per aiutarli,per non ferirli.” (J, Korzak).

Innalzarsi significa allora intravedere e ulteriormente valorizzare quelle che sono le nuove qualità della cosiddetta generazione “always on” , cioè sempre “collegata” grazie ai nuovi media.

Secondo lo studioso di new generation, D,Tapscott, queste nuove qualità sono:

la libertà di essere ciò che si è, senza troppe finzioni, l’innovazione (tutte le scoperte importanti dei Media sono state fatte da giovani!); la personalizzazione, il mettersi in gioco in prima persona; la creatività nello scrivere, nel parlare con nuove modalità e linguaggi, nell’arte, nella danza, nella musica,nelle nuove correnti creative; la velocità, capacità di creare connessioni con pensieri rapidi, la democraticità e l’apertura al mondo ( le rivoluzioni giovanili nord africane della primavera 2011 sono iniziate grazie ai cellulari, ai sms, a Internet..)¸ la mente accresciuta, cioè un diverso modo di apprendere e ragionare con il contributo dei media. Qualità splendide che vanno coltivate, tenendo a bada i rischi che ognuno contiene:il non rispetto della privacy, l’egocentrismo e l’egoismo, la finzione nella virtualità, la dipendenza dalla virtualità, l’isolamento, il “rubare idee” in rete, la frenesia della fretta, la mente confusa e bloccata.

La famiglia e la scuola fanno male se non conoscono la realtà vera dei giovani, se si rifugiano nella (finta) rassicurazione del “era meglio una volta”, se lasciano soli i giovani in balia di MAMMA TV, PAPA’ INTERNET, cioè delle rete.

“Mica la togli via tanto facilmente la giovinezza ” diceva Kafka.

Non si tratta di toglierla, ma di renderci tutto conto che CRESCERE è MERAVIGLIOSO ma anche un processo FATICOSO,FRAGILE, DELICATO….E’ come avere a che fare con un prezioso vetro,da cui si possono vedere riflessi colorati splendidi, ma che maldestramente toccato si può rovinosamente rompere.

Crescere si può, si deve, ma con tanta attenzione e rispetto, con la rinuncia al “tutto subito” ed al “tutto dovuto”,e con la consapevolezza   che la via delle relazioni concrete è l’unica a consentire evoluzioni per tutti, adulti e giovani.

L’altro, gli altri sono un inferno (Sartre),una benedizione, un ostacolo o una risorsa… Impariamo a vederli in un modo o nell’altro grazie all’educazione ricevuta. Ecco la responsabilità di scuola  e famiglia.

Ci sono due interessanti parole con una radice identica ed una svolta radicalmente opposta nelle loro ultime lettere: HOSPES (ospite) e  HOSTIS (nemico).

L’ospite è l’altro amico, collaboratore, di cui mi voglio fidare, con cui voglio costruire la mia crescita ed un mondo migliore.

Il nemico è sempre l’altro con cui sono in conflitto, perché di lui non mi fido, con lui distruggo me stesso ed il mondo.

La sfida, oggi, in questo nostro tempo, sempre così in emergenza ed urgenza,in cui tutto sembra essere un problema -quando poi dei veri problemi nessuno si occupa -  sta nel trasformare gli HOSTIS IN HOSPES, a casa, a scuola, nelle città, quindi nel mondo.

E ripartire dallo star bene con noi stessi e con gli altri … Alzare lo  sguardo dal nostro ombelico per scoprire il valore e l’entusiasmo di impegni collettivi, gruppi di azione, crescita condivisa, giovani ed adulti.

Due canzoni possono accompagnare questi pensieri e aiutare le nostre giornate con note di profondità: “Non insegnate ai bambini” di Giorgio Gaber e “Ho visto un posto che mi piace e si chiama mondo ” di Cesare Cremonini.

 

Per sviluppare la vicinanza :

1.       essere consapevoli dei propri sentimenti e di quelli degli altri;

2.       mostrare empatia e capire il punto di vista degli altri;

3.       controllarsi e affrontare in modo positivo gli impulsi emotivi e comportamentali;

4.       porsi degli obiettivi e fare progetti costruttivi per raggiungerli;

5.       usare qualità socialmente positive nelle relazioni con gli altri

 

Dobbiamo  imparare  tutti a fare ciò. Giovani ed adulti.

Auguroni.

Daniela Panero

 

La saggezza pellerossa per i nostri giovani e.. adulti!

"Non mi interessa cosa fai per vivere,
voglio sapere per cosa sospiri,
e se rischi il tutto per trovare i sogni del tuo cuore.
Non mi interessa quanti anni hai,
voglio sapere se ancora vuoi rischiare di sembrare stupido per l’amore,
per i sogni, per l’avventura di essere vivo.

Non voglio sapere che pianeti minacciano la tua luna,
voglio sapere se hai toccato il centro del tuo dolore,
se sei rimasto aperto dopo i tradimenti della vita,
o se ti sei rinchiuso per paura del dolore futuro.

Voglio sapere se puoi sederti con il dolore,
il mio o il tuo;
se puoi ballare pazzamente
e lasciare l’estasi riempirti fino alla punta delle dita senza prevenirci di cautela,
di essere realisti, o di ricordarci le limitazioni degli esseri umani.

Non voglio sapere se la storia che mi stai raccontando sia vera. Voglio sapere se sei capace di deludere un altro per essere autentico a te stesso,
se puoi subire l’accusa di un tradimento e, non tradire la tua anima.

Voglio sapere se sei fedele e quindi di fiducia.
Voglio sapere se sai vedere la bellezza anche quando non è bella tutti i giorni
se sei capace di far sorgere la tua vita con la tua sola presenza.
Voglio sapere se puoi vivere con il fracasso, tuo o mio,
e continuare a gridare all’argento di una luna piena.

Non mi interessa sapere dove abiti o quanti soldi hai,
mi interessa se ti puoi alzare dopo una notte di dolore, triste o spaccato in due,
e fare quel che si deve fare per i bambini.
Non mi interessa chi sei, o come hai fatto per arrivare qui,
voglio sapere se sapresti restare in mezzo al fuoco con me, e non retrocedere.
Non voglio sapere cosa hai studiato, o con chi o dove,
voglio sapere cosa ti sostiene dentro, quando tutto il resto non l’ha fatto.

Voglio sapere se sai stare da solo con te stesso,
e se veramente ti piace la compagnia che hai nei momenti vuoti."

[Scritto da un’indiana della tribù degli Oriah nel 1890]

 

Ultimo aggiornamento Martedì 26 Aprile 2011 15:50
 
Relazione Rinaudo PDF Stampa E-mail
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Martedì 26 Aprile 2011 11:53

Relazione  del  dott. CHRISTIAN RINAUDO  a conclusione del corso “Genitori ,figli e le regole” organizzato dall’associazione IDEE.COMunità in collaborazione con l’Istituto Comprensivo G.Carducci di Busca,la Scuola materna Paritaria don Becchis e l’Asilo Infantile Parrocchiale di San Chiaffredo di Busca.

 

“I genitori, i figli e le regole”: un’ esperienza interessante quella dello scorso autunno, organizzata dalla nostra associazione in collaborazione con le scuole di Busca. Si è trattato di due brevi corsi di sensibilizzazione e informazione organizzati in tre serate per aiutare i genitori a muoversi nel complesso universo relazionale della famiglia, confrontandosi sullo spinoso tema dell’educazione dei figli al rispetto delle regole.

Il primo ciclo di serate si è rivolto ai genitori di bambini frequentanti la scuola per l’infanzia, mentre il secondo ciclo ha visto partecipare i genitori di bambini dai sei ai dodici anni, presso le scuole elementari di Busca. A parlarcene è proprio il dr. Christian Rinaudo, lo psicologo che ha curato le sei serate: “E’ stata per me una bellissima occasione di condivisione e confronto con i miei compaesani su un tema di grande attualità. Educare i figli infatti prevede non solo una grande forza interiore e di coppia, ma anche accettare con serenità la possibilità di compiere degli errori. Uno dei messaggi che ho voluto far passare è che non esiste la figura del genitore perfetto. Un’affermazione quasi scontata. Eppure le molte coppie che chiedono la mia consulenza spesso confrontano il loro essere genitori con un’ideale di perfezione che in natura non esiste, vedendosi inadeguate e poco efficaci nella gestione del rapporto educativo con i figli. Per questo motivo ho voluto scegliere provocatoriamente il modello dei Simpson, la satirica famiglia che da anni abita i nostri teleschermi, che non è senz’altro il prototipo della famiglia modello.

È proprio partendo dalla nostra umana fallibilità che ha origine il processo di apprendimento che conduce all’essere genitori – come diceva Winnicott – “sufficientemente buoni”. Così, paradossalmente, solo se accettiamo l’errore come parte integrante del processo di crescita possiamo costruire su di esso l’apprendimento. Infatti educare i figli è un processo di apprendimento che procede per tentativi ed errori. Tale processo fonda le sue radici sulle storie familiari del padre e della madre, che sono stati (e sono) innanzitutto figli.

Nel corso dei due cicli di incontri si è cercato di attingere alle radici della famiglia partendo dalle più recenti teorie sistemiche, osservando come il rapporto educativo che abbiamo con i nostri figli ha spesso delle cose in comune con il modo in cui siamo stati cresciuti.

Ho pensato, tra i vari stimoli, di consigliare alcune letture interessanti, ma non ho presentato ricette preconfezionate, perché ogni nucleo familiare funziona secondo le proprie regole. Per noi psicologi è normale constatare che le soluzioni di problemi educativi e relazionali non sono sempre semplici e a portata di mano. È necessario svolgere del lavoro, mettersi in discussione come figli e come genitori in prima persona. Anche attuare cambiamenti nell’impostazione educativa all’interno di una famiglia non è cosa da poco: questo perché i modelli familiari e di attaccamento, insegna Bowlby, hanno radici remote.

Ho apprezzato il coraggio con il quale le famiglie buschesi (tra cui ho rivisto con piacere molti miei amici) si sono messe in gioco attivamente con interventi di grande interesse, e l’assiduità delle persone che hanno frequentato tutte le sei serate. Ho imparato molto da questi incontri, mettendomi in gioco anche come padre alle “prime armi”.

Per quanto riguarda me, dopo alcuni anni di esperienza nella formazione e nella clinica, sono profondamente grato ai miei amici dell’associazione idee.comunità poiché mi hanno dato la possibilità di incontrare e dialogare con i miei compaesani a cui mi lega qualcosa di più che una semplice relazione professionale. Sono un buschese e voglio bene a Busca. Ringrazio l’associazione per quello che sta facendo con assiduità e impegno. Ringrazio le famiglie e tutti i miei compaesani!”

Christian Rinaudo

 

Ultimo aggiornamento Martedì 26 Aprile 2011 15:51
 
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Martedì 26 Aprile 2011 11:46

 

 

 

IDEE.COMUNITA’ PER UN MIGLIORE RAPPORTO TRA FIGLI E GENITORI

 

 

Perché l’Associazione si è occupa di bullismo?


Ci siamo interessati del bullismo perché numerosi buschesi ci hanno chiesto di approfondire questa tematica dato che il problema è avvertito dai ragazzi che frequentano le Scuole Medie e quindi dalle relative famiglie.

Non riteniamo che a Busca la situazione sia particolarmente grave ma in ogni caso è giusto fare degli approfondimenti, dare delle informazioni ai genitori e favorire una collaborazione tra scuola e famiglia.

 

Che cosa ha fatto l’Associazione ?


L’associazione IDEE.COMunità - in accordo con l’Istituto Comprensivo G.Carducci di Busca,la Scuola Materna Paritaria don Becchis e l’Asilo Infantile Parrocchiale di San Chiaffredo di Busca - ha organizzato grazie ad un contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino due cicli di incontri sul rispetto delle regole.

Un primo ciclo di 3 serate si è tenuto nei locali della Scuola Materna Statale ed era rivolto principalmente ai genitori di bambini che frequentano la scuola materna. La partecipazione dei genitori è stata molto elevata sin dalla prima serata.

Il secondo ciclo di 3 incontri, rivolto ai genitori dei bambini dai 6 ai 10 anni, si è tenuto nei locali della scuola primaria con grande partecipazione di pubblico.

 

Il relatore, dr. Christian Rinaudo, psicologo di Busca, è stato molto apprezzato.

Il dott. Rinaudo da anni si occupa di formazione e aggiornamento dei docenti sul tema dei conflitti e del bullismo, dirige il progetto “Psicologicamente Orientato” presso la Scuola di Formazione Professionale di Dronero, finalizzato alla prevenzione del bullismo e all’educazione alla prosocialità .

 

Per quanto riguarda le Scuole Medie l’Associazione ha organizzato, sempre in accordo con l’Istituto Comprensivo Carducci e grazie al sostegno del Centro Servizi Volontariato di Cuneo, un ciclo di tre serate sulla prevenzione del bullismo con il gruppo Abele di don Ciotti di Torino.

 

Il progetto denominato “Star bene insieme si può - Come prevenire relazioni difficili,prevaricazioni, bullismo …… ” si è articolato in tre serate con i seguenti temi:

  1. Piccoli monelli crescono…? Quando i bambini stanno insieme … entusiasmi e preoccupazioni

  2. Branchi, gruppi, sciami? Lo stare insieme oggi dei ragazzi: fascini e rischi

  3. Quando a scuola “ci si può far male”Le relazioni difficili e le strategie di superamento delle prevaricazioni, del bullismo, dell’isolamento,…

 

Questo percorso formativo non ha posto la questione “bullismo” come tematica centralizzante, in quanto ottica negativa, ma ha inquadrato il problema all’interno delle relazioni tra coetanei e mondo adulto e tra adulti, facendo leva sulla capacità di gestire positivamente ed efficacemente i rapporti umani all’interno delle comunità educanti.

Gli incontri sono stati tenuti dalla psicopedagogista Daniela Panero del gruppo Abele.

 

Perché una sezione specifica del sito è dedicata al bullismo?


Non volevamo che il contenuto degli incontri andasse perso, per cui abbiamo raccolto le relazioni della dott.ssa Panero e del dott. Rinaudo e le abbiamo messe in rete sperando di poter aiutare qualcuno in più, anche al di fuori di Busca. Partiamo con poco materiale ma implementeremo questa sezione con le relazioni degli incontri che stiamo organizzando per il prossimo anno scolastico e con i contributi che ci verranno inviati da chi è interessato a collaborare nella creazione di uno strumento di supporto alle famiglie.

La creazione di questa sezione è stata realizzata in collaborazione col Centro Servizi Volontariato di Cuneo.

 

 

 


 

 

Iniziativa realizzata con il CSV Società solidale

Ultimo aggiornamento Venerdì 29 Aprile 2011 09:32